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Cascia , la città di Santa Rita

Cascia , la città di Santa Rita

Cascia nella città di Santa Rita, miracolosa monaca agostiniana conosciuta anche come Santa degli impossibili. La basilica intitolata alla religiosa, terminata nel 1947, è una costruzione moderna della facciata in travertino di Tivoli non particolarmente interessante, alla quale si contrappongono gli interni di grande fascino. Merito dello splendido altare, opera dello scultore Giacomo Manzù , e delle altre sculture di celebri artisti contemporanei. Nell’adiacente convento si visita la cella di Santa Rita, con la cassa che in mia contenuto le spoglie e gli altri oggetti di sua proprietà. Una piacevole passeggiata per la città permette di vedere resti di mura, palazzi, porte e fortificazione di epoca medievale e rinascimentale, che testimoniano l’importanza del centro abitato anche in epoca canti città. Tra questi il cinquecentesco palazzo santi sull’antica piazza del Comune, oggi piazza Aldo moro, attuale sede del museo civico con la pinacoteca e una vasta raccolta di materiali archeologici rinvenuti nella città e del territorio Casciano , che si datano dall’ottavo secolo a.C. fino all’era romana. L’abitazione dei genitori di Santa Rita si trova invece circa 3 km di distanza dalla basilica, nella frazione di Roccaporena , raggiungibile seguendo il corso del fiume corno. Qui si visitano la casa natale della Santa e quella dove visse con il marito, prima che questi fosse assassinato, il lazzaretto dove curava i viandanti ammalati, lo scoglio sacro, ovvero il masso dove secondo la tradizione la Santa saliva pregare, e un’altra basilica moderna. E proprio davanti alla piramide rocciosa si apre nella rupe la brocca d’oro, un antro dove secondo la leggenda visse una ninfa che annunciò, con circa 1000 anni di anticipo, la venuta di Santa Rita. Nel vicino orto dei miracoli si ammira la rossa di vita che, a differenza delle normali rosse, si dice fiorisca in pieno inverno. Il 22 maggio di ogni anno arriva davanti alla basilica la processione di Roccaporena , paese nativo di Santa Rita, preceduta dal corteo storico in costumi quattrocenteschi con scene della vita di Santa Rita e della statua della Santa.

 

Città della Pieve, patria del Perugino

Città della Pieve, patria del Perugino

Questo borgo, dal centro storico che mantiene intatto l’impianto urbanistico originale tipicamente medioevale-pur se aggraziato da elementi architettonici di gusto rinascimentale, barocco, rococò e il neoclassico-ha dato i natali a Pietro Vannucci detto il Perugino , uno dei maggiori pittori del Rinascimento italiano. Per ammirare le sue opere non è necessario entrare in massa a visitare il Duomo di origine trecentesca, dedicato ai santi Gervasio e Protasio , per rimanere incantati davanti alla Madonna con il Bambino e i santi Pietro, Paolo, Gervasio e Protasio dipinta dal Perugino, nel 1514, sul fondo dell’abside, e al San Giovanni battista che adorna la prima cappella attribuito al maestro umbro. Il Tesoro della cattedrale comprende oggetti sacri, arredi e libri liturgici, oreficeria, affreschi staccati, esemplari e la preziosissima bolla con la quale il papa Clemente VIII nel 1600 e levò Città della Pieve a diocesi. Nella chiesa settecentesca di Santa Maria dei bianchi, già oratorio dei disciplinati, si conservano l’adorazione dei Magi una delle più grandi e complesse opere che abbia dipinto il Perugino , e il presepio concepito dal maestro e da lui in gran parte seguito. La parte centrale e quella più curata e dimostra che il maestro nella porzione del dipinto che maggiormente attrae lo sguardo dell’osservatore mise in opera tutto il suo ingegno, lasciando ai suoi aiuti i gruppi di figure laterali oltre alla torre civica, eretta nel 12º secolo, e alla torre del vescovo, funzione di avvistamento è stato probabilmente nel 1326, vale la pena vedere anche il cinquecentesco palazzo della Corgna , la più rilevante delle dimore signorili di Città della Pieve, oggi sede della biblioteca e di mostre temporanee. Tra gli altri edifici interessanti: la rocca trecentesca, il quattrocentesco palazzo Bandini e i settecenteschi palazzi della Fargna (sede del Comune) e Baglioni. Lungo via Vannucci si incontra il curioso vicolo Baciadonne , considerato il vicolo più stretto d’Italia per la sua larghezza che varia dai 50 ai 60 cm. Fuori dal centro storico vale la pena raggiungere la chiesa di Santa Maria dei servi, con un altro affresco del Perugino : la deposizione della croce. Tra la fine di aprile e i primi di maggio dall’area dell’aeroporto Eleuteri , nel parco del lago Trasimeno si levano in volo gli aquiloni e le mongolfiere della rassegna internazionale “coloriamo i cieli”.

L’eremo delle carceri: Assisi

L’eremo delle carceri: Assisi

Silenzio e quiete accolgono il viandante-pardon, visitatore-che raggiunge quest’eremo immerso nel verde di lecci secolari situato a circa 4 km da Assisi. Qui si entra quasi in punta di piedi, come se non si volesse rompere l’incantesimo, e si raggiunge, dopo aver oltrepassato un’ampia volta, il chiostrino dei frati . In mezzo la suggestiva terrazza affacciata strapiomba sul fosso delle carceri, vicino al pozzo, ci sono due porte che conducono al refettorio arredato solo da semplici tavoli quattrocenteschi e alla Chiesa , dove in un armadio sono ancora conservate alcune reliquie di San Francesco. Al primo piano si trovano le semplici cellette dei frati, con una parete scavata in quella roccia dove, in piccole grotte, Francesco e i suoi fratelli usavano rifugiarsi per meditare. La leggenda vuole che sotto il convento scorresse un torrente, prosciugato dal Santo per non disturbare, con il rumore dell’acqua, le preghiere dei frati. Una rapida scalinata conduce quindi alla grotta di San Francesco e all’enorme intreccio dove si dice che gli uccelli sospettassero per ascoltare le parole del Santo un buco nel terreno ricorda le ire del demonio , cacciato dal luogo da frate Ruffino. Il sentiero prosegue puri verso le altre truppe che hanno accolto i primi religiosi, e a un rudimentale al Tar è composto da due grosse pietre. La visita al centro storico di Assisi non può prescindere dalla gotica basilica superiore, con gli affreschi di Cimabue e Giotto, e dalla basilica inferiore, dove è conservata, nella piccola cripta posta sotto l’altare centrale, la salma di San Francesco. Anche questi spazi sono splendidamente affrescati con opere attribuite a Giotto, Cimabue o loro allievi. Da vedere anche la suggestiva Porziuncola , antica cappella dove San Francesco sostava spesso in preghiera, oggi situata all’interno dell’ampia basilica di Santa Maria degli angeli Assisi celebra la primavera con le teste di Calendimaggio (agli inizi di maggio.) Che prevedono cortei, rappresentazioni teatrali, concerti vocali e strumentali e danze. Esibizioni di arcieri, balestrieri e sbandieratori animano la sfida fra i due rioni in cui si divide la città.

Raffaello e Burri a Città di Castello

Città di Castello

Arte rinascimentale e contemporanea si danno la mano e la splendida Citta di Castello . Le sale di palazzo Vanvitelli, sede della pinacoteca comunale è seconda in Umbria per importanza di opere custodite alla sola galleria nazionale di Perugia, custodiscono capolavori di Raffaello, Luca Signorelli, Ghirlandaio, Raffaellino del Colle e di Pomaranci, oltre a un nucleo di terrecotte di Andrea della Robbi. I rinascimentale palazzo Albizzini e gli ex seccatoi del tabacco espongono, invece, una vastissima selezione di opere di Alberto Burr, importante esponente dell’arte povera nato proprio a Citta di Castello. Oltre alla monumentale cattedrale dalla facciata barocca, con il museo del Duomo che conserva preziosi esempi di arte sacra, vale la pena visitare anche la collezione tessile che, al secondo piano di palazzo Tomassin, ricostruisce la storia dell’azienda tela umbra fondata dalla newyorchese Alice Hallgarten e da Leopoldo Franchetti nel 1908 una sezione del museo è dedicata alla figura della baronessa Franchetti , amica di Maria Montessori, che creò all’interno dei laboratori tessili una piccola scuola, dove, mentre le madri lavoravano, i loro figli potevano studiare con il metodo didattico Montessori. Il centro documentazione delle arti grafiche dell’antichissima tipografia Grifani –Donati, una delle prime in Italia, conserva, invece, macchine da stampa di varie epoche perfettamente funzionanti.

Fontana maggiore

L’eremo delle carceri: Assisi

Perno urbanistico e visivo di piazza IV novembre, è tra le massime realizzazioni della scultura duecentesca, opera di Nicola Pisano e del figlio Giovanni per il disegno e la decorazione, con la collaborazione tecnica e architettonica di fra' Bevignate (1275-77) e, per la parte idraulica, di Boninsegna Veneziano. Terminale dell'acquedotto urbano, fu conclusa nel 1278. La fontana poggia su una gradinata circolare ed è composta da due vasche marmoree poligonali concentriche e da una tazza bronzea. L'apparato decorativo, «una delle più potenti espressioni medievali della vita degli uomini» (W. Binni), evoca, nel suo complesso messaggio iconologico, il programma politico e culturale del Comune perugino attraverso la rappresentazione del sapere universale unito alla celebrazione della mitica fondazione della città e del ruolo di questa nel territorio: “O passante - si legge nella scritta latina sul secondo bacino - osserva la vita del fonte giocondo; se la guarderai attentamente vedrai cose mirabili”. Deterioratasi attraverso i secoli, fu restaurata una prima volta nel 1948-49 eliminando le aggiunte posteriori e le incrostazioni delle superfici. Nel marzo 1999 si sono conclusi i successivi lavori di consolidamento strutturale, di restauro e di conservazione del monumento. Vasca inferiore. Ha 24 lati divisi da fasce di tre colonnette e ogni lato è diviso in due specchi con bassorilievi: i primi 24, cominciando dal lato di fronte al palazzo dei Priori, rappresentano i mesi dell'anno, alternati ai segni dello Zodiaco; seguono il leone guelfo e il grifo perugino, le 7 arti liberali e la Filosofia, due aquile, Adamo ed Eva e Cacciata dal Paradiso, due storie di Sansone, un leone, allegoria del leone e del cagnolino, due storie di David, Romolo e Remo, la Lupa che allatta i gemelli (quest'ultima, copia dell'originale custodito nella Galleria nazionale), la Vestale con in mano una gabbia, forse simbolo della verginità, due favole di Esopo (la gru e il lupo; il lupo e l'agnello). La collaborazione fra i due scultori Nicola e Giovanni Pisano fu così stretta che la critica è molto incerta nell'individuare con esattezza le attribuzioni. Vasca superiore. Poggia su colonnine e ha specchi lisci, eccetto uno verso il palazzo dei Priori, con un'iscrizione a caratteri gotici che si riferisce ai restauri apportati all'acquedotto nel 1322. Due altre iscrizioni relative all'opera, ai suoi autori e alle figurazioni marmoree corrono lungo l'orlo superiore e la base di questo bacino. Negli spigoli fra gli specchi, 24 statuette, tutte probabilmente di Giovanni Pisano. Dalla tazza di bronzo, opera del Rosso Padellaio, fonditore perugino (1277), si alza il gruppo, anch'esso bronzeo, delle tre ninfe che portano un'anfora da cui zampilla l'acqua, modellato da Giovanni Pisano

L’ipogeo dei Volumni a Ponte San Giovanni

L’ipogeo dei Volumni a Ponte San Giovanni

Venuto alla luce casualmente nel 1840, durante dei lavori stradali nella frazione Perugina di ponte San Giovanni, l’ipogeo appartenuto alla ricca famiglia dei Velimna –Volumni era, ai tempi, la più grande e importante tomba gentilizia etrusca della regione. La necropoli, di cui faceva parte, era molto probabilmente collegata a un insediamento minore posto a controllo di uno dei riguardi del Tevere . Ancora oggi l’ipogeo è uno degli esempi più significativi dell’architettura funeraria etrusca di età ellenistica ed è il sepolcro di maggiore interesse della necropoli del Palazzone, dove si trovano ora altre duecento tombe. La visita all’area inizia con una sosta al piccolo antiquarium, dove sono custodite urne cinerarie e altri materiali provenienti dalla necropoli, dove vengono allestite mostre sugli aspetti della vita quotidiana e sociale degli etruschi. Dall’edificio ottocentesco del museo si accede, tramite una lunga scala, alla tomba vera e propria, composta da ben 10 ambienti, alcuni dei quali decorati con parti di affreschi, dove sono state ritrovate le urne e sette componenti maschili della nobile famiglia etrusca.

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